Maria Letizia Rotolo Psicoterapeuta a Bologna

Binge eating disorder: le cause e le sofferenze

{fcomment lang=it_IT}Il Binge Eating Disorder (BED) o Disturbo da Alimentazione Incontrollata è il disturbo alimentare che ha subito la più importante modifica con il DSM V (Diagnostic and Statistical Manual  of Mental Disorders)  acquisendo finalmente una sua dignità nosografica.

Caratteristica della persona affetta da Binge Eating Disorder sono le abbuffate  e come conseguenza l’aumento costante del peso; esso fino allo sviluppo di una vera e propria obesità causata da abbuffate senza le successive condotte eliminatorie (vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici) tipiche della Bulimia Nervosa.

MA COME AVVENGONO QUESTE ABBUFFATE?

Un’abbuffata compulsiva è definita dai due caratteri seguenti :

1) Mangiare, in un periodo circoscritto, una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili.

2) Senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).

Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri:

1) Mangiare molto più rapidamente del normale

2) Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno

3) Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame

4) Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite

5) Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo

6) Le abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio

uomo grasso e obeso

Le abbuffate possono scatenarsi per motivi diversi:  ad esempio in seguito a diete eccessivamente restrittive o nel tentativo di sedare emozioni spiacevoli, ridurre lo stress o la noia. Il problema è che dopo un iniziale benessere, l’abbuffata può facilmente sviluppare nell’individuo un’alterazione dell’umore in senso depressivo e una valutazione di sé negativa.

– l’abbuffata avviene solitamente fuori pasto

– il cibo è ingurgitato rapidamente, senza nemmeno essere assaporato e la sensazione fisica è di estrema pienezza, “da scoppiare”

– non vi sono mai condotte eliminatorie (a differenze della Bulimia), come vomito auto-indotto o per-attività

– lo stato emotivo successivo all’abbuffata è un torpore diffuso, una perdita di contatto con la realtà, dove il soggetto si vede dall’esterno mentre mangia come anestetizzato dal rituale e dalle calorie ingerite

– disgusto, senso di colpa e vergogna subentrano altrettanto rapidamente con conseguente ricaduta sull’autostima della persona che si disprezza ancora di più.

LE CAUSE DEL BINGE EATING

binge eatingIl Binge si punisce pubblicamente.

Esibisce e urla, attraverso il proprio corpo svilito e camuffato dal grasso, il disagio interiore che l’ha causato.

Egli indossa la propria corazza di adipe per nascondersi, per celare e negarsi emozioni che restano congelate e inespresse, seppellite “sotto un sovrappeso” di trenta, quaranta chili di dolore.

Il cibo è un mezzo, è utilizzato come anestetico, come uno psicofarmaco.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata insorge relativamente tardi, nell’età adulta, tra i 25 e i 35 anni.

Si può manifestare dopo un fallimento relazionale, o una crisi d’identità.

Può nascere da un confronto sul luogo di lavoro, ed ha alla base un senso di fallimento profondo.

Purtroppo l’educazione, la società, un certo tipo di moralità che deriva da vecchie credenze, le famiglie, il sistema scolastico tradizionale tendono a conformare l’essere umano con gli altri sopprimendone i talenti individuali.

Dovremmo iniziare a pensare di più a noi stessi preoccupandoci meno delle aspettative gli altri hanno per noi, questo non è egoismo, è ricerca della propria strada, della propria identità, della propria evoluzione individuale. L’egoismo esiste se danneggiamo realmente qualcuno, e anche se non cerchiamo di amare di più noi stessi, seguire le nostre passioni, i nostri talenti, i nostri desideri, la via della nostra vita, indipendentemente da ciò che gli altri potrebbero pensare inizialmente. Non possiamo dare amore agli altri se prima non impariamo a dare amore a noi stessi.

Amare gli altri o se stessi?

Molti ricordano la frase “Ama il prossimo tuo”, ma pochi ricordano come termina “come te stesso”. Quindi chi si ama 10 è in grado di amare 10. Per amare liberamente dobbiamo prima brillare noi d’amore, ma se siamo persone che hanno represso i propri desideri e la propria creatività che genere di amore possiamo dare?

Nessuno può conoscere quale sia realmente il nostro bene, né madri, né padri, né amici, solo noi lo possiamo sapere e solo noi siamo in grado di sentire dentro noi stessi ciò che è giusto per noi e per la nostra vita. Talvolta i consigli altrui se pressanti, pur venendo espressi a fin di bene, pur avendo sicuramente una buona intenzione di base, il risultato spesso è di disorientamento con il rischio di creare insicurezze e paure che non servono alla propria evoluzione personale e allontanano la persona dal proprio centro.

E’ importante lasciarsi andare al flusso vitale delle nostre pulsioni creative, sentire ciò che abbiamo dentro il nostro profondo e seguirlo, amare di più noi stessi per potere poi anche essere più realizzati e più gradevoli a chi ci sta vicino ed anche per amare maggiormente gli altri, senza compromessi o attese.

La madre troppo apprensiva, il padre troppo severo, non aiutano i propri figli a crescere, ma li caricano di ansie e di paure che prima o poi potrebbero tradursi in depressioni, ansia, panico, disturbi alimentari alla ricerca di affetto o di buchi da riempire, o al contrario in rifiuto del cibo, del nutrimento, squilibri, problemi relazionali, sensi di colpa nel desiderare di fare qualcosa di diverso da ciò che viene loro chiesto e altre situazioni poco piacevoli.