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 L’iter emozionale nella PMA eterologa

Nell’iter della PMA eterologa, la possibilità di accettare la donazione di ovociti e di spermatozoi come seconda scelta può offrire sollievo, poiché consente qualche speranza di poter riuscire a essere, nonostante tutto, genitore, anche se non si è in grado di “produrre” un bambino geneticamente proprio. La donazione di ovociti/seme offre buone possibilità di avere una gravidanza e, di conseguenza, s’inizia a vedere la donazione come una scelta migliore rispetto all’adozione.
Il pensiero che il bambino avrà comunque un legame genetico dei suoi genitori (la metà se si utilizzano gli spermatozoi del padre o gli ovociti della madre) può anche essere confortante per la coppia; Chardon, Estela María, Crocamo, Lía Nadia, Cros, María (2013), Daniels, K.R. (2004).
Quando s’inizia a ricercare la clinica per eseguire l’ovodonazione, l’embriodonazione, l’embrioadozione o la donazione di gameti maschili, le informazioni che si scoprono possono aiutare a sviluppare una certa fiducia nel processo. La paura circa la motivazione e il carattere dei/delle donanti comincia a scemare e si comincia a parlare ad altre coppie che hanno compiuto lo stesso percorso. Vedendo il donatore/ donatrice come qualcuno/o che sta facendo un dono, tutto diventa più facile.
Tuttavia, nuove preoccupazioni possono emergere come, ad esempio, la paura che la donatrice sarà emotivamente collegata al bambino che nascerà, e/o che il proprio compagno/marito possa non riconoscere la compagna come madre del bambino, Diane Ehrensaft ( 2005). La tendenza è quella di visualizzare, ancora, mentalmente, la donazione di gameti come una seconda scelta, una scelta che porterà meno felicità. In questa fase è difficile immaginare che un bambino nato da una PMA eterologa possa essere sentito come “il proprio bambino”. In questa fase del processo ricorrere alla donazione di ovociti è considerato un sinonimo di fallimento.
Anche se si può riconoscere che le altre donne siano in grado di scegliere la donazione di ovociti come una soluzione, è comunque possibile visualizzare il processo con scetticismo e si può non accettare l’iter per se stessi. Un’ulteriore paura è quella del giudizio degli altri. Si può infatti temere che la famiglia e gli amici ci giudicheranno negativamente se si ricorrerà a una PMA eterologa. Si possono anche mettere in discussione le motivazioni delle donatrici, concentrandosi sull’ovodonazione, sospettando che esse siano tutte donne economicamente disagiate e disperate che stanno donando solo per guadagnare un migliaio di euro, pratica ancora molta diffusa all’estero, considerate anche le difficoltà a trovare donatrici dopo l’emanazione della legge 40.nel 2004 del in Italia.